L'icona della Trinità

di Marina M. 

Dipinta nel 1425 dal monaco-iconografo Andrej Rublev è denominata “Icona delle Icone”, durante il Concilio dei Cento Capitoli tenutosi a Mosca nel 1551[1].

 

La scena è tratta dal libro della Genesi (18, 1-15), in esso Abramo, seduto al di fuori della tenda, vede materializzarsi davanti a sé tre uomini. Riconosciuti come inviati dal Signore, corre da Sara, sua moglie, perché essa prepari subito delle focacce impastando acqua e farina, mentre lui porta dal servo un vitello perché lo prepari per la cena. È il momento in cui ad Abramo e Sara viene annunciata la nascita di un figlio, Isacco, pur essendo entrambi in avanzata età poiché nulla è impossibile a Dio.

Dal brano si evince come Abramo chieda ai tre uomini di riposarsi al di sotto di un albero e di rifocillarsi prima di proseguire il loro viaggio.

L’icona, custodita alla Galleria Statale di Tret’jakov di Mosca, ci pone davanti la tenda, ci fa l’Abramo che manca alla composizione, mentre i tre uomini, si siedono davanti al banchetto preparato per loro. La composizione si sviluppa su tre piani sovrapposti divisi dal tavolo, dall’angelo, posto un po’ più indietro rispetto agli altri due e dal piano di fondo in cui si leggono una casa-tempio, un albero e un monte. I tre angeli hanno tutti lo stesso aspetto l’unica differenza sta nell’atteggiamento e nella relazione che lega l’uno con l’altro. I tre uomini citati dal libro della Genesi divengono le Tre persone divine: il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo. Dibattuta è l’identificazione del Padre e del Figlio, mentre certa è quella dello Spirto Santo identificato nell’angelo di destra. Per molti, il Padre siede al centro e rivolge lo sguardo al Figlio chiamato al sacrificio per la salvezza dell’umanità intera, sottolineato dal gesto benedicente della mano destra verso il calice che va a sostituire il vitello preparato dal servo di Abramo. Il Figlio a sua volta guarda lo Spirito, poiché solo tramite esso possiamo riconoscere in Lui il messaggio salvifico del Padre. Questo gioco silenzioso e triste di sguardi che si sviluppa nei tre angeli spezza la ieraticità della composizione donando dinamismo. Composizione che si basa su forme geometriche identificate nel rettangolo, nel cerchio, nella croce, nel triangolo e nell’ottagono.

Rettangolare è la tavola che ospita la composizione, essa richiama anche al numero quattro che identificano i Vangeli e i quattro angoli della terra in cui deve essere proclamata la Parola.

Il cerchio è identificato dal movimento circolare degli sguardi che parte dallo Spirito, passa nelle altre due figure per tornare a lui.

La croce attraversa verticalmente l’albero che è posto alle spalle dell’angelo centrale e affonda le sue radici sulla terra, esso fa riferimento alla quercia di Mamre del testo della Genesi da cui è tratta l’icona, e qui diviene l’albero della vita da cui venne preso il ramo della croce di Gesù. Orizzontalmente la croce taglia le ali degli altri due angeli.   

Unendo i lembi della tavola verso l’angelo di mezzo si forma un triangolo equilatero il cui vertice è l’angelo posto al centro.

Unendo i lati interni degli angeli si forma un calice, preludio al calice della nuova alleanza, al sangue di Cristo.

Il contorno di tutti gli oggetti della composizione determina un ottagono, rimando all’Octava Dies, al ritorno sulla terra del Cristo nell’ultimo giorno.

Il monte posto alle spalle dello Spirito Santo rappresenta il Monte Tabor, il monte in cui la Luce divina si è manifestata sul Figlio.

I colori giocano un ruolo altrettanto importante nella composizione: il porpora scuro identifica l’amore divino, l’azzurro la verità celeste e l’oro l’abbondanza divina.

Il messaggio che viene rivolto ai fedeli che guardano l’icona è quello di riunirsi tutti attorno al banchetto eucaristico sulla terra per poter partecipare a quello eterno. La scena diviene dunque preludio al Regno dei Cieli.

 

[1] Il Concilio vide la partecipazione dello zar Ivan il Terribile, del vescovo metropolita Macario e del governo. Il suo nome lo si deve alla divisione delle leggi in esse emanate che vennero suddivise in 100 capitoli. Il nome completo era “Codice sinodale del Sinodo della Chiesa Ortodossa russa”. In essa venne proclamata la inviolabilità delle proprietà della Chiesa e vennero fissati i canoni per la pittura delle icone sulla base dei criteri seguiti da Andrej Rublev per la sua Icona della Trinità.

 

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