L'Intelletto che accoglie Dio.


 

di Maurizio I. 

 

"Spero di poter sognare stanotte, per poterti incontrare nuovamente", sembra una frase da dedicare ai nostri amati ma in sé può racchiudere molto di più.  Affidiamo al sogno il ruolo che non possiamo più dare ai sensi, alle immagini ma ad un qualcosa che il nostro inconscio desidera o teme. Già questo ha qualcosa di trascendente, infatti anche Dio, se ci pensiamo, possiamo solo sentirlo, percepirne la presenza, ma resta lì nel profondo, nei meandri dell'animo umano.
D'altronde Dio è Amore o lo si può tentare di spiegare così, se di ragione si può parlare, eppure c'è chi ha tentato di spiegarlo razionalmente e la spiegazione sta proprio nel suo tentativo. Dio lo cerchiamo perché semplicemente lo possediamo già, è nella nostra mente, e niente riusciremmo a pensare se non lo avessimo già visto. Pensiamo dunque siamo, ma anche le cose che pensiamo "sono" per il solo fatto che le stiamo pensando. 
Dio è in noi fin dall'inizio dei tempi, in qualsiasi era e in ogni civiltà si è sempre cercato, e questo va aldilà di ogni condizionamento, aldilà della paura e della necessità di dare un nome a tutto ciò che non si riesce a spiegare, o di fantastiche isole felici da desiderare; l'uomo è nato con Dio e non Dio con l'uomo, è tutto ciò che va aldilà dei nostri limiti, tutto ciò a cui la nostra ragione non arriva ma accoglie, è lo sguardo oltre la siepe leopardiana. "Il cuore conosce ragioni che la ragione non conosce", è ciò che più sintetizza la nostra riflessione, del rapporto tra fede e ragione, quest'ultima che si può definire tale solo ammettendone i limiti. "Sapere di non sapere". 
Dio "È" semplicemente perché non riesco a spiegarlo, pur non potendo pensare a qualcosa di più grande e il nostro intelletto diviene il luogo dove lo accogliamo, il cuore il tempio dove risiede. Per questo, trascendenza ed immanenza di Dio, restano comunque strettamente collegate, come lo sono fede e ragione, come lo era la figura di Cristo, il cui verbo è reso comprensibile all'intelletto, e che racchiude la sua natura umana e divina, e lo era in principio quando tutto nacque lo è in noi creati a sua immagine e somiglianza.
 Rm 1,19-20: "Poiché ciò che di Dio si può conoscere è loro manifesto; Dio stesso lo ha loro manifestato. Infatti, dalla creazione del mondo in poi, le sue perfezioni invisibili possono essere contemplate con l’intelletto nelle opere da lui compiute, come la sua eterna potenza e divinità". 
Atti 17,26b-28a: "Per essi ha stabilito l’ordine dei tempi e i confini del loro spazio, perché cercassero Dio, se mai arrivino a trovarlo andando come a tentoni, benché non sia lontano da ciascuno di noi. In lui infatti viviamo, ci muoviamo ed esistiamo».

 

mani.jpg