Ritorno al presente

 

 

 

 

 

 

di Maurizio I.

20 dicembre 2020.

Che la vita sia sempre stata un miscuglio di paradossi e contraddizioni, che trovano il loro compimento nell'essere umano, è cosa ormai nota all'esperienza, ma mai come adesso l'autodeterminazione lascia spazio a quella coscienza collettiva che regola ogni legge morale.

 

 

Le conseguenze fanno parte del mondo da quando è nato, ma lo stesso si rifiuta di metterle a fuoco, come quando avviciniamo un qualsiasi oggetto davanti agli occhi offuscando la vista, ma una volta allontanato, riusciamo a prenderne visione, scrutandone i dettagli e le sfaccettature. Come il suono di una musica che riesce ad incantare chi l'ascolta, ma allo stesso tempo lo disturba se si alza troppo il suo volume. Così i problemi e le disgrazie altrui preferiamo non vederle se ci toccano da vicino, l'intelletto si annebbia, la  coscienza  implode, scappiamo da esse, ma riusciamo a coglierne l'essenza se questi appartengono a gente lontana da noi, ad un ricordo, alla memoria, come il genio riconosciuto solo dai  posteri e ritenuto incomprensibile ai suoi contemporanei.

 

 

È proprio vero che la lontananza acuisce l'intelletto e il distacco rispolvera quella coscienza innata che insegna a comunicare col nostro sacrario più intimo. Anche la memoria dista da noi ed è l'unica che riesce ad essere paradossalmente rivoluzionaria. È l'unico vero tesoro, da osservare da lontano e con il quale costruire un mondo migliore, ma ci hanno insegnato  a distruggere anche quella, inducendoci a guardare il problema da vicino, troppo vicino, convincendoci ad averne paura, ad odiarlo ad umiliarlo se fosse necessario, a godere della sua disfatta. Il buon senso, il coraggio, la bontà d'animo, siano i nostri occhiali da vista, per mettere a fuoco il presente, che adesso è già passato, ma che domani sarà la nostra memoria. La lontananza è come il vento cantava qualcuno, mi sono illuso di dimenticare ma invece sono qui...A RICORDARE.

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